Infibulazione Donne in Iraq: la bufala corre nel web

Di Abu Bakr Al Baghdadi , il Nuovo Califfo , che comanda e terrorizza con le sue truppe di fondamentalisti islamici internazionali  una zona che va dalla Siria al Nord Iraq, ne avevamo già parlato dicendo che alcuni documenti della NSA direbbero che , dopo essere stato in mano per anni alla CIA, é stato addestrato dal Mossad, per creare un nemico di Israele, in modo da poter giustificare eventuali attacchi ed invasioni in punti strategici al di fuori dello Stato di Israele.
Vero o no, quello che si sa per certo del Nuovo Califfo é ben poco, ci sono poche immagini a ritrarlo, si sa che è ricercato come terrorista internazionale, si sa che è a capo di un esercito spietato , quello stesso esercito che in Siria uccideva i prigionieri, anche civili, e che si lasciava andare ad episodi di cannibalismo dimostrativo.
Si sa per certo ( da immagini video ) che in Iraq ha fucilato delle persone inermi, di civili musulmani solo perché sospettati di non essere dei buoni credenti che non conoscono a menadito il Corano.
Un pazzo furioso insomma, ma ... c'é un ma.

Infibulazione Donne in Iraq: la bufala corre nel web
L'infibulazione: un'antica pratica ancora
in voga in alcune regioni in Africa
Abu Bakr Al Baghdadi é un Imam, e se Lui avesse emanato questo provvedimento, per tutto il Califfato da Lui controllato questa legge sarebbe valida per milioni di donne.

L'infibulazione, non é una pratica legata alla religione musulmana, ma é una pratica legata all'etnia , in particolare ad alcune zone dell'Africa.
Si tratta di una mutilazione dei genitali, in tutto od in parte, ed è una pratica antichissima che usavano in alcuni casi anche gli antichi grèci, dove veniva eseguita anche ai bambini maschi.
E' una pratica anche pericolosa, perché possono sopraggiungere malattie sia fisiche che psicologiche, per questo l'infibulazione oggi é una pratica sempre più relegata ad una subcultura dove la donna è considerata inferiore all'uomo , infatti serve per non far avere un piacere sessuale alla donna, in modo che, una volta sposata non tradisca il marito.
Ma il Califfo di Iraq e Siria ha veramente emanato questa legge?
Difficile dirlo, quando ci sono di mezzo servizi segreti di mezzo mondo.
Quel che si sa é che il documento da cui arriva questa notizia è quantomeno sospetto, e si tratta quasi certamente di una bufala atta a screditare questo Califfo ( come se ce ne fosse bisogno..).
Innanzitutto emanare un provvedimento così grave e che non fa parte della cultura siriana ed irachena potrebbe rivelarsi una mossa politica controproducente per Lui, provvedimento che come dicevamo non c'entra nulla con il Corano e la religione musulmana.
Sia la data che il luogo dove é stato scritto, non corrispondono.

Ecco perchè il decreto dell'infibulazione delle donne in Iraq potrebbe rivelarsi una bufala:

  1. Nel “decreto” l’intestazione e il timbro in calce riportano la vecchia denominazione e non quella completa dell'ISIS.in alto a destra del “decreto” appaiono le insegne dello Stato islamico, “regione di Aleppo, provincia di Aazaz”, a nord della metropoli settentrionale siriana. Ma i qaedisti hanno dovuto abbandonare la zona da diversi mesi, cacciati verso est dal variegato fronte di insorti siriani. 
  2. Il testo afferma che “per proteggere lo Stato islamico in Iraq e nel Levante e nel timore che il peccato e il vizio si propaghino tra gli uomini e le donne nella nostra società islamica, il nostro signore e principe dei fedeli Abu Bakr al Baghdadi ha deciso che in tutte le regioni dello Stato islamico le donne debbano essere cucite”. In fondo al testo e dopo una dubbia sequenza di citazioni della tradizione profetica, si legge: “tutti questi racconti e altri supportano l’invito del Profeta alla circoncisione delle donne”. 
  3. Il “decreto”, diffuso su Twitter da account la cui autenticità non può essere verificata in maniera indipendente, nelle ultime 24 ore è stato rimbalzato sui social network. Numerosi media occidentali hanno riportato in modo acritico la notizia dell’”imposizione dell’infibulazione” alle donne presenti nei territori controllati dai qaedisti: da Aleppo in Siria a Mosul in Iraq. 
  4. Il testo, che presenta numerosi errori tipografici, si basa inoltre su presunti detti attribuiti al Profeta Maometto, ma le fonti usate non sono quelle solitamente citate per sostenere la validità della tradizione profetica. In particolare si citano alcuni trasmettitori dei detti (ahadith) di Maometto, ma questi personaggi risultano sconosciuti – se non inventati – a chi studia la scienza dell’autenticazione degli ahadith del Profeta. 
  5. Baghdadi è stato ‘promosso’ come “Califfo” e come “principe dei credenti” solo tre settimane fa. Eppure il “decreto”, datato 21 luglio 2013, cita Baghdadi come “nostro signore principe dei credenti” e “califfo”. L’anacronismo si fa ancor più evidente in altri elementi del testo. Alla fine di giugno scorso, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante aveva annunciato di non chiamarsi più così bensì soltanto “Stato islamico”. Si ringrazia: www.sirialibano.com